Osservazioni sul movimento

È interessante prestare attenzione al tono che il corpo-mente assume quando, durante l’esecuzione di una sequenza armonica, passiamo da una posizione all’altra.

Se ci ascoltiamo, spesso possiamo percepire una sorta di preparazione, un intensificarsi del tono, molto spesso del tutto inutile o – peggio ancora – controproducente.

Queste tensioni inconsce che precedono il movimento sono l’espressione di una carenza nella coordinazione, che si riflette nel nostro atteggiamento psico-fisico.

Quando percepiamo una sensazione di sforzo non giustificato dell’energia necessaria al movimento, possiamo dire che qualcosa non va all’unisono con le altre, che non c’è coordinazione in qualche campo.

La dissonanza si crea quando siamo inconsapevolmente spinti ad agire dai “devo”: imbrigliati da questo meccanismo, non siamo capaci di percepire desiderio e curiosità, che ci permetterebbero invece di andare oltre il nostro perimetro d’azione con creatività e leggerezza.

L’azione ben coordinata invece è un’azione in cui la motivazione e la volontà ad agire in una data direzione è in accordo con il sistema muscolare e nervoso, e quindi ogni parte collabora e interagisce con le altre attraverso una sorta di dialogo interno che agevola l’azione e ci aiuta ad attuarla con il minimo sforzo.

Il fare è spesso sovravvaricato da tutto il nostro vissuto precedente: se questo è un peso, nella pratica dobbiamo liberarci da questo vissuto, svuotandoci e mettendoci passo dopo passo in relazione col presente.

Quindi, nel momento in cui ci accingiamo a compiere un movimento, dobbiamo inibire qualsiasi preparazione, azzerando il tono senza perdere la forma, e da ciò far nascere il movimento.

Produrremo così un movimento nuovo, che si è lasciato alle spalle la memoria ed è stato eseguito in modo coordinato all’esigenza dell’azione presente.

A differenza dell’asana, che è l’espressione della nostra intelligenza-volontà, la sequenza armonica – come esperienza vissuta – ci racconta la relazione tra la nostra intelligenza -volontà e la nostra emotività, e ci permette di cogliere il nostro atteggiamento verso le cose.

Possiamo ascoltarci e indagare, ripulendo l’azione psico-fisica-emotiva in modo che divenga fluida sia come sensazione interna, sia come espressione esterna di eleganza e bellezza.

Potremo così intendere le regole della pratica, non come “gabbia” ma come strumento preciso di orientamento nello spazio sconosciuto della nostra ricerca.

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