Un percorso logico per lo sviluppo degli archi dorsali

verso l'alto

La pratica corretta delle asana che prevedono il piegamento indietro del corpo, gli archi dorsali, ha un profondo effetto riequilibrante a vari livelli, posturale, energetico, emotivo: vediamo perché.

Stress ed emozioni negative, se protratti a lungo, rimangono imprigionati a vari livelli nel corpo, che comincia a contrarsi e a chiudersi su sé stesso perdendo la verticalità.

Ciò significa che la parte anteriore del busto si accorcia e si contrae, mentre la parte posteriore si indebolisce perdendo la propria funzione, che è quella di sostenere il corpo sulla linea gravitazionale.

I muscoli posteriori profondi, quelli che collegano tra loro i corpi vertebrali, sono detti antigravitari o posturali: quando il corpo è in equilibrio, questi muscoli agiscono correttamente da sé e la loro contrazione può essere mantenuta a lungo senza sforzo; la loro funzione è statica.

I grandi muscoli posti più in superficie sono invece deputati al movimento: si affaticano velocemente e la loro azione si sviluppa nello spazio ed è dinamica.

Quando si perde l’allineamento a livello scheletrico, il riflesso antigravitario delle parte posteriore viene inibito ed i muscoli si indeboliscono. Di conseguenza i muscoli superficiali devono intervenire per sostenere il corpo; ma, dato che questa non è una funzione che compete a loro, si sovraccaricano di tensione e nel tempo si irrigidiscono, causando un restringimento dello spazio all’interno del corpo.

Si innesca così un circolo vizioso che genera problemi a livello muscolare, articolare, respiratorio.

Come ritrovare l’allineamento?

Secondo la nostra visione dello yoga possiamo fare un percorso che ci consente inizialmente di prendere coscienza del corpo e delle tensioni lo rendono “infelice”, e gradualmente di ripristinare un circolo virtuoso verso il riequilibrio.

Dalla posizione di tadasana (postura eretta del corpo, piedi paralleli) cerchiamo un forte radicamento dei piedi al suolo e del coccige verso i talloni; questa azione attiva delle gambe permette al bacino e al busto di rilassarsi, favorendo l’estensione uniforme di tutta la parte anteriore del corpo.

Dobbiamo immaginare di lasciare la presa dall’interno, di prendere spazio come quando ci si stira la mattina al risveglio, lasciando allungare verso l’alto tutta la parte anteriore del busto a partire dagli organi interni; otterremo così un’estensione completa e naturale (che non viene dal fare ma dal lasciare andare) e un’attivazione dei muscoli antigravitari della parte posteriore del corpo, che ci faranno raddrizzare il busto senza sforzo, come se fossimo guidati da un filo sottile che dal vertice della testa ci collega al cielo.

In estrema sintesi, le gambe attivano l’azione e la spina dorsale la riceve senza sforzo; basta lasciare aprire la parte ventrale senza fare altro, e il corpo inizierà naturalmente ad estendersi.

Ora, continuando ad aprire la parte anteriore del corpo, possiamo sviluppare gli archi dorsali; un esempio eloquente è proseguire proprio da tadasana in un piegamento indietro che può condurci fino ad urdhva dhanurasana, il ponte in appoggio su piedi e mani.

Attraverso questo percorso che va dall’interno all’esterno possiamo percepire come corpo e atteggiamento psichico siano in continua relazione.

Questa è la premessa per prepararsi agli archi dorsali, visti qui come una profonda e accentuata estensione di tadasana. Attraverso la chiarezza dell’interrelazione corpo-respiro-mente, possiamo eseguire l’asana senza conflitto interno e riceverne così i benefici profondi.

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